
Su Settegiorni in edicola oggi, ampi stralci dell'intervista rilasciata dalla leader e candidata a Sindaco di Magenta Silvia Minardi.
Il testo qui proposto è la versione integrale dell'intervista.
Longo ufficializza Invernizzi per il bis e apre alla società civile, cosa ne pensa?
Penso che la città sia inquinata, sporca, buia, triste. Le persone si sentono insicure e lamentano di non essere ascoltate. Insomma, una città senza risposte. E su alcuni problemi – come quello dell'integrazione dei cittadini stranieri presenti in città – manca il ruolo di coordinamento dell'amministrazione: non basta dire che ci sono 100 persone “parcheggiate” alla Vincenziana perché lo ha imposto laPrefettura né ci si può limitare a organizzare qualche attività con i profughi, una volta ogni tanto, sperando nella proposta di qualche associazione di volontariato. Il ruolo di chi amministra dov’è andato a finire?
Ma manca soprattutto una progettualità di medio e lungo periodo: che cosa vogliamo fare di questa città, ad esempio, quale futuro immaginiamo per Magenta all'interno della città metropolitana? Non siamo stati capaci di fare nulla nell'ambito di Expo 2015: siamo sicuri che una città come Magenta, che ospita, ad esempio, la sede del Parco del Ticino, non avesse proprio nulla da dire sui temi di Expo?
Tradotto in un giudizio politico?
E’ stato un fallimento, un fallimento politico con pezzi di maggioranza che si sono persi per strada. E perdere persone significa perdere idee, o andare avanti eliminando le voci critiche. Ma il fallimento è anche amministrativo. Basta prendere in mano il programma del 2012: erano solo parole, i fatti sono stati ben altri. Che ne è di trasparenza e promesse di partecipazione? Come sono stati risolti i problemi della sicurezza, dell’inquinamento, delle nuove povertà, della viabilità? Per non parlare di tasse e balzelli anche per commercianti e famiglie: vogliamo parlare, ad esempio, dell’aumento delle rette per i centri estivi, dopo l’“esternalizzazione” del servizio?
Progetto Magenta: il Pd lo definisce confuso, che ne pensa?
Mi piacerebbe che il Pd, e non solo, capisse che Progetto Magenta non è un partito. E’ una lista civica che nasce dalla volontà di mettere insieme tutti coloro che hanno a cuore il bene di Magenta. Non sono interessata alle appartenenze politiche di nessuno, anche se tutti conoscono la mia storia politica. Credo che lo strumento ‘partito’ abbia perso il suo valore nel momento in cui ha incominciato ad essere usato non per servire la propria città, ma come strumento di cui ci serve per fare altro in politica. Nulla da ridire, ma per me le priorità di chi fa politica anche a livello locale dovrebbero essere altre!
E di fronte alla incapacità sempre più evidente dei partiti di ‘amministrare’ la città, noi ci poniamo come alternativa, anzi, come novità: un insieme di energie, di competenze, di idee, di progetti. Con un obiettivo: risolvere problemi, insieme a cittadini e altri protagonisti della vita di Magenta, come le associazioni.
Tra noi ci sono persone che non hanno mai avuto esperienza amministrativa in passato e altre con un passato in amministrazione, ci sono giovani e pensionati, commercianti e lavoratori, ci sono artigiani e liberi professionisti. C'è soprattutto tanta voglia di fare qualcosa per la città.
Ma all’accusa di essere “confusi” che risponde?
A Longo dico che se per il segretario cittadino di un partito che era nato per unire storie e provenienze diverse, la diversità è confusione, mi pare evidente che il Pd abbia smarrito davvero il senso di ciò che avrebbe dovuto essere ed è oggi un'altra cosa rispetto alla sua fondazione.
Per me, invece, tenere insieme, anche attraverso Progetto Magenta, idee e storie diverse è una bellissima sfida: non mi sento confusa. Anzi... Ed è di fronte a una sfida o ad un compito arduo che le persone dimostrano le proprie capacità! E poi, la diversità è ricchezza.
Nel centrodestra ancora più caos: Maerna dice di sostenere voi. Lei cosa ne pensa?
Sgombero subito il campo dall’equivoco Maerna. Marco ha espresso un giudizio su Progetto Magenta e sulle capacità che mi riconosce. Non lo fa da oggi. Lo ringrazio. Ci sosterrà fino in fondo? Ne sono contenta. Fa le dichiarazioni che fa per altre ragioni? Mi spiace per lui. Progetto Magenta andrà avanti comunque. Sicuramente, Maerna non è tra coloro che oggi animano il progetto e lo fanno vivere. E poi, ribadisco: nessuno si stupisce se Maerna dice di aver votato Invernizzi. Scoppia un caso politico se Maerna dice di voler sostenere Progetto Magenta.
A che punto è, concretamente, Progetto Magenta?
A gennaio inizieremo a scrivere il programma: sarà la sintesi di quello che abbiamo messo insieme in questi mesi. Ma posso anticipare che abbiamo già individuato alcune priorità, a partire dal recupero di Magenta come territorio, come identità, persino come città dei possibili “turismi”, capace di guardare oltre il proprio orizzonte.
Ci premono la messa in sicurezza del bilancio comunale e l’avvio di politiche serie per il personale dell’ente. E poi, la capacità di rispondere ai bisogni dei cittadini: sicurezza, servizi, opportunità di “partecipazione” vera, trasparenza anche attraverso politiche di “open data”.
La vera priorità sarà il lavoro e proposte innovative per il recupero di piccole e grandi aree dismesse o quasi che sono davvero tante in città!
Insomma, la nostra sfida è far sì che le persone si scoprano felici di vivere a Magenta.
Silvia sempre più impegnata fuori città, resta convinta di candidarsi a sindaco? C'è chi dice che non troverebbe il tempo...
Credo che la politica sia una passione e non una professione. Fare il sindaco non è una professione. Ma fare il sindaco di una città come Magenta, soprattutto dopo questi anni di inerzia, richiederà un impegno costante e presente. Se divento sindaco, quindi, farò il sindaco a tempo pieno e porterò all’esperienza amministrativa tutto quello che, in questi anni, anche attraverso la mia professione, ho conosciuto e imparato.
Io ho una bella professione, credo la più bella del mondo: sono insegnante di inglese in un liceo della città. Ricopro ruoli di responsabilità in importanti associazioni di settore in Italia e in Europa, ho contratti universitari, scrivo libri e pubblico su riviste scientifiche anche internazionali. Di recente ho vinto un dottorato di ricerca presso una prestigiosa università italiana e sono stata nominata tra gli esperti di politiche linguistiche al Centro Europeo di Lingue Moderne del Consiglio d’Europa. Tutto questo mi permette di conoscere persone, di visitare luoghi e di prendere contatto con realtà ed esperienze di diverso tipo. E l’internazionalizzazione non sarà uno slogan né si limiterà ad una serie di conferenze, ma diventerà un metodo di lavoro in tutti i settori dell’amministrazione: prenderemo ad esempio le esperienze migliori che stiamo studiando e che abbiamo conosciuto altrove e le porteremo a Magenta. “Se non a Magenta, dove?”.
***